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Scuola, è ora di digitale: la rivoluzione parte dal basso   www.corrierecomunicazioni.it

 

Ecco come formeremo i nuovi docenti. Perché il digitale senza didattica è inutile

Per realizzare la scuola del futuro servono insegnanti sostenuti e formati. Sono loro, infatti, gli attori chiave del cambiamento che si sta realizzando. La tecnologia da sola non fa scuola. Il Governo ha deciso di seguire questa strada introducendo con la Legge 107 il primo tassello per la costruzione di un nuovo sistema che si fondi sull'innovazione

Il digitale senza formazione dei docenti non serve. Il successo del progetto Distretto Digitale realizzato dalla città di Milanosta proprio in questa intuizione. La diffusione dei “nuovi media” di oggi influenza il mondo della scuola molto più di quando fecero i “nuovi media” del passato (radio e televisione, soprattutto). Il motivo è che i media digitali sono estremamente più pervasivi nella vita delle persone rispetto ai media analogici e a quelli a stampa, perché unificano nelle loro logiche comunicative attività che un tempo venivano svolte in situazioni molto diverse. Mentre radio e televisione erano limitate allo svago e alla informazione generale, i media digitali - oltre a svolgere queste stesse funzioni  - sono gli stessi con cui si lavora, si riceve formazione, si amministra il proprio denaro, si partecipa alla vita dei gruppi sociali. Le modalità d’uso dei nuovi media di oggi hanno perciò un potenziale di influenza più esteso sulla vita culturale, formativa, professionale e sociale delle persone.  

Questa situazione ha avuto un impatto sul mondo scolastico tanto rilevante quanto difficile da gestire. Da un lato, infatti, la scuola ha perso sempre più esplicitamente il suo tradizionale monopolio sul sapere. Fonti di conoscenza concorrenti – Internet in primis - la incalzano con la ricchezza e la facilità di accesso dei loro contenuti. Dall’altro, l’approccio scolastico alla conoscenza - lineare, argomentativo e organizzato - entra in conflitto con le nuove logiche dell’ipertestualità, della reticolarità e modularità portati dalla digitalizzazione.

C’è inoltre un problema generazionale nel confronto tra gli insegnanti e i loro studenti. Mentre questi ultimi sono sempre di più dei “nativi digitali”, gli insegnanti non hanno interiorizzato questi strumenti nel loro background, specie nel periodo della loro formazione. Negli ultimi anni, la diffusione degli usi innovativi dei media è partita quasi sempre dalle fasce più giovani della popolazione. Tuttavia queste novità riguardano per lo più lo svago e i rapporti interpersonali. Molto meno le novità riguardano un utilizzo formativo dei nuovi media, e scolastico in particolare. Su questo terreno i ragazzi sono, da un lato, meno propensi ad avventurarsi autonomamente e, dall’altro, mancano spesso di figure adulte di riferimento.  

Se accettiamo l’idea che l’uso dei nuovi media faccia ormai inevitabilmente parte del profilo dell’uomo di cultura e del cittadino consapevole, la scuola si pone come l’istituzione che più è in grado di farsi carico di questa “socializzazione all’uso formativo dei media digitali”. Se i giovani usano molto le nuove tecnologie nel campo delle relazioni, dello svago, dell’informazione, allora un ritardo o un silenzio delle istituzioni formative sull’uso dei nuovi strumenti anche nell’ambito che gli è proprio appare comunque un gap da colmare (la buona scuola ha investito 90 milioni proprio su questo). Ritengo perciò che la scuola debba offrire agli studenti, almeno qualche volta durante l’anno, delle occasioni per confrontarsi sull’uso dei nuovi strumenti con la figura dell’insegnante, che dovrebbe trasmettere un approccio critico e un uso formativo dei contenuti della Rete. 

Infatti, non potrà essere utile una scuola che si riempie di pc, lavagne interattive e connessione internet, senza che a ciò non si accompagni un modello pedagogico che sappia sfruttare il potenziale della tecnologia. In questo senso i sistemi educativi devono ancora individuare modalità efficaci per integrare la tecnologia nell’apprendimento in modo da fornire ai ragazzi le competenze necessarie. Perché le competenze digitali sono cruciali per l’inclusione nella vita sociale, economica e lavorativa di domani. Del resto, queste sono proprio le riflessioni che elabora Andreas Schleicher, direttore education and skills dell’OCSE. Ma per realizzare la scuola del futuro, quella descritta dal piano Education and training 2020 che indica sei priorità per lo sviluppo della scuola del futuro, servono insegnanti sostenuti e formati. Sono loro, infatti, gli attori chiave del cambiamento che si sta realizzando. Sono loro che devono mettere in connessione studenti, tecnologie e processo di apprendimento. La tecnologia da sola non fa scuola.

Ecco, con il progetto sperimentale Distretto Digitale si offrono risposte proprio a queste domande e ciò deve rappresentare il modello a  cui la scuola nazionale dovrà guardare proprio nella fase di implementazione del piano nazionale digitale. Esistono buone pratiche disseminate sul territorio: mettiamole in rete. Il Governo ha deciso di seguire questa strada introducendo con la Legge 107 il primo tassello per la costruzione di un nuovo sistema che si fondi sull'innovazione. Con il Piano nazionale per la scuola digitale, infatti, abbiamo messo al centro della nostra agenda il miglioramento delle competenze digitali degli studenti rendendo la tecnologia digitale uno strumento didattico fondamentale nel curriculum dei ragazzi. Tre i punti chiave su cui dare vita a questa rivoluzione digitale: formare insegnanti, fornire competenze agli studenti, fin dalla scuola primaria, potenziare la dimensione infrastrutturale, con laboratori interni alle scuole". Siamo sulla buona strada  per offrire a tutto il Paese quello straordinario patrimonio di esperienze e sperimentazioni che le amministrazioni locali realizzano da molti anni offrendo a studenti e docenti nuove opportunità di crescita e apprendimento"

fonte: agendadigitale.it

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Scuola, è ora di digitale: la rivoluzione parte dal basso

Protagonisti dell'ecosistema della scuola digitale a confronto  oggi durante l'evento "Scuola digitale: le nuove vie della didattica" organizzato da CorCom e Tim Impresa Semplice con la collaborazione di Forum PA. Il messaggio alla politica è chiaro: bene i programmi varati, ma dovranno dimostrarsi flessibili e aperti, con direttive "leggere" e senza intoppi burocratici che non permettono di trasformare i processi. Necessaria anche la partecipazione "dal basso", di scuole e uffici scolastici regionali, premiando il merito e quegli "innovatori" che trainano il cambiamento e che possono aiutare a mettere in un angolo i "conservatori" che lo frenano.

Il dibattito si è aperto con una Tavola rotonda dedicata alle soluzioni tecnologiche. Antonio Morabito, Responsabile Progetto Kit Scuola Digitale, Business Marketing Industry Solutions diTelecom Italia, che ha creato un gruppo di lavoro ad hoc per proporre un'offerta digitale per le scuole, ha affermato che "La scuola digitale è come un'azienda digitale e ha bisogno di reti, ma anche di sicurezza per proteggere la sua infrastruttura, device e applicativi". L'obiettivo di Telecomè fornire alle scuole strumenti che siano facili da usare, con una user experience integrata, basati su sistemi aperti e standardizzati che siano compatibili con soluzioni diverse. L'offerta consumer del gruppo è stata illustrata da Alessio Derme, Responsabile di Editoria e Giochi, Direzione Consumer Multimedia Entertainment di Telecom Italia: il prodotto si chiama Tim College e unisce tablet, connessione dati e contenuti per studiare a casa. "La scuola diventerà veramente digitale, è solo questione di quando, ma accadrà", ha sottolineato Derme. "Ascoltare le esigenze dei nativi digitali e rispondere con un'offerta ad hoc è il nostro compito".

Che cosa pensano gli insegnanti e i dirigenti scolastici di queste impostazioni? La seconda Tavola Rotonda, dedicata alle "prospettive" della scuola digitale, è entrata nel vivo delle aspettative dei professionisti dell'education. Come ha sottolineato Roberto Murgia, Responsabile Education Solutions di Telecom Italia Digital Solutions, "i bambini che vanno alle elementari oggi si laureeranno dopo il 2030 e faranno professioni che ora nemmeno ci immaginiamo". Non si tratta solo di mettere i Pc nelle aule ma di forgiare i cittadini e i professionisti di domani con una formazione future-proof. La strategia andrà progettata insieme ai rappresentanti del mondo scolastico, di cui i dirigenti sono un elemento cardine, ha indicato Licia Cianfriglia, VicepresidenteANP (Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità nella scuola). "Occorre valorizzare il personale e non calare le direttive dall'alto", ha detto.

Le tecnologie da sole non bastano, sono i processi di insegnamento e di apprendimento che devono cambiare. Lo ha ribadito Giovanni Biondi, Presidente di Indire: "Non c'è una soluzione tecnologica magica che cambia la scuola, non ha senso fare con nuovi mezzi le vecchie cose. Leggere in digitale anziché su carta non crea la scuola digitale", ha sottolineato Biondi. E' lo schema della lezione "frontale", del mero processo "deduttivo" che deve trasformarsi, per venire incontro a giovani abituati alla disseminazione virale del sapere, all'interazione, all'ipertesto; orari, spazi, organizzazione, processi, ruoli devono cambiare. Lo ha ribadito Marcella Jacono, co-fondatrice di Impara Digitale: "Il ruolo dell'insegnante è aiutare a costruire competenze, segnare percorsi, guidare i ragazzi. Gli insegnanti sono una risorsa preziosa: sono loro che hanno il contatto costante con gli studenti. I programmi ministeriali e i prodotti per la didattica vanno costruiti insieme agli insegnanti".

Anche i libri cambiano, ha sottolineato Giovanni Bonfanti, consigliere Aie, perché "l'esito dell'apprendimento si migliora non solo con l'innovazione ma con la qualità dei contenuti" e gli editori offrono agli insegnanti testi e piattaforme per la formazione e per agevolare la didattica. Il rinnovamento della scuola scalda il dibattito perché modernizzare il sistema educativo vuol dire modernizzare il paese. "Non possiamo più ragionare per settori separati: l'innovazione è totale", ha affermato Nello Iacono, Vicepresidente di Stati Generali dell'Innovazione. "E attenzione a parlare dinativi digitali come di persone competenti nell'It: sono sempre connessi e usano Facebook e il tablet ma se devono fare ricerche online si perdono tra i link e non riescono a vagliare l'affidabilità delle fonti". La scuola deve dunque modernizzarsi al massimo grado trasformare i nativi digitali in "cittadini digitali", dando loro competenze che permettono di vivere nella società e nell'economia del futuro.

fonte: www.corrierecomunicazioni.it

 

Ecco come formeremo i nuovi docenti. Perché il digitale senza didattica è inutile

Per realizzare la scuola del futuro servono insegnanti sostenuti e formati. Sono loro, infatti, gli attori chiave del cambiamento che si sta realizzando. La tecnologia da sola non fa scuola. Il Governo ha deciso di seguire questa strada introducendo con la Legge 107 il primo tassello per la costruzione di un nuovo sistema che si fondi sull'innovazione

Il digitale senza formazione dei docenti non serve. Il successo del progetto Distretto Digitale realizzato dalla città di Milanosta proprio in questa intuizione. La diffusione dei “nuovi media” di oggi influenza il mondo della scuola molto più di quando fecero i “nuovi media” del passato (radio e televisione, soprattutto). Il motivo è che i media digitali sono estremamente più pervasivi nella vita delle persone rispetto ai media analogici e a quelli a stampa, perché unificano nelle loro logiche comunicative attività che un tempo venivano svolte in situazioni molto diverse. Mentre radio e televisione erano limitate allo svago e alla informazione generale, i media digitali - oltre a svolgere queste stesse funzioni  - sono gli stessi con cui si lavora, si riceve formazione, si amministra il proprio denaro, si partecipa alla vita dei gruppi sociali. Le modalità d’uso dei nuovi media di oggi hanno perciò un potenziale di influenza più esteso sulla vita culturale, formativa, professionale e sociale delle persone.  

Questa situazione ha avuto un impatto sul mondo scolastico tanto rilevante quanto difficile da gestire. Da un lato, infatti, la scuola ha perso sempre più esplicitamente il suo tradizionale monopolio sul sapere. Fonti di conoscenza concorrenti – Internet in primis - la incalzano con la ricchezza e la facilità di accesso dei loro contenuti. Dall’altro, l’approccio scolastico alla conoscenza - lineare, argomentativo e organizzato - entra in conflitto con le nuove logiche dell’ipertestualità, della reticolarità e modularità portati dalla digitalizzazione.

C’è inoltre un problema generazionale nel confronto tra gli insegnanti e i loro studenti. Mentre questi ultimi sono sempre di più dei “nativi digitali”, gli insegnanti non hanno interiorizzato questi strumenti nel loro background, specie nel periodo della loro formazione. Negli ultimi anni, la diffusione degli usi innovativi dei media è partita quasi sempre dalle fasce più giovani della popolazione. Tuttavia queste novità riguardano per lo più lo svago e i rapporti interpersonali. Molto meno le novità riguardano un utilizzo formativo dei nuovi media, e scolastico in particolare. Su questo terreno i ragazzi sono, da un lato, meno propensi ad avventurarsi autonomamente e, dall’altro, mancano spesso di figure adulte di riferimento.  

Se accettiamo l’idea che l’uso dei nuovi media faccia ormai inevitabilmente parte del profilo dell’uomo di cultura e del cittadino consapevole, la scuola si pone come l’istituzione che più è in grado di farsi carico di questa “socializzazione all’uso formativo dei media digitali”. Se i giovani usano molto le nuove tecnologie nel campo delle relazioni, dello svago, dell’informazione, allora un ritardo o un silenzio delle istituzioni formative sull’uso dei nuovi strumenti anche nell’ambito che gli è proprio appare comunque un gap da colmare (la buona scuola ha investito 90 milioni proprio su questo). Ritengo perciò che la scuola debba offrire agli studenti, almeno qualche volta durante l’anno, delle occasioni per confrontarsi sull’uso dei nuovi strumenti con la figura dell’insegnante, che dovrebbe trasmettere un approccio critico e un uso formativo dei contenuti della Rete. 

Infatti, non potrà essere utile una scuola che si riempie di pc, lavagne interattive e connessione internet, senza che a ciò non si accompagni un modello pedagogico che sappia sfruttare il potenziale della tecnologia. In questo senso i sistemi educativi devono ancora individuare modalità efficaci per integrare la tecnologia nell’apprendimento in modo da fornire ai ragazzi le competenze necessarie. Perché le competenze digitali sono cruciali per l’inclusione nella vita sociale, economica e lavorativa di domani. Del resto, queste sono proprio le riflessioni che elabora Andreas Schleicher, direttore education and skills dell’OCSE. Ma per realizzare la scuola del futuro, quella descritta dal piano Education and training 2020 che indica sei priorità per lo sviluppo della scuola del futuro, servono insegnanti sostenuti e formati. Sono loro, infatti, gli attori chiave del cambiamento che si sta realizzando. Sono loro che devono mettere in connessione studenti, tecnologie e processo di apprendimento. La tecnologia da sola non fa scuola.

Ecco, con il progetto sperimentale Distretto Digitale si offrono risposte proprio a queste domande e ciò deve rappresentare il modello a  cui la scuola nazionale dovrà guardare proprio nella fase di implementazione del piano nazionale digitale. Esistono buone pratiche disseminate sul territorio: mettiamole in rete. Il Governo ha deciso di seguire questa strada introducendo con la Legge 107 il primo tassello per la costruzione di un nuovo sistema che si fondi sull'innovazione. Con il Piano nazionale per la scuola digitale, infatti, abbiamo messo al centro della nostra agenda il miglioramento delle competenze digitali degli studenti rendendo la tecnologia digitale uno strumento didattico fondamentale nel curriculum dei ragazzi. Tre i punti chiave su cui dare vita a questa rivoluzione digitale: formare insegnanti, fornire competenze agli studenti, fin dalla scuola primaria, potenziare la dimensione infrastrutturale, con laboratori interni alle scuole". Siamo sulla buona strada  per offrire a tutto il Paese quello straordinario patrimonio di esperienze e sperimentazioni che le amministrazioni locali realizzano da molti anni offrendo a studenti e docenti nuove opportunità di crescita e apprendimento"

fonte: agendadigitale.it



Pubblicazione del: 03-10-2015
nella Categoria 2016-17


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